«Creare, ancora, una condizione comune nella frammentazione della precarietà esistenziale. Ma #wetoogether aggiunge un pezzo fondamentale che ancora non era stato affrontato esplicitamente in queste campagne: la dimensione sessuale della violenza del lavoro. A scorrere gli hashtag la banalità del male ci investe come uno tsunami: chi infatti può dire #NotMe? Le storie raccontate non hanno solo a che fare con stupri o molestie sessuali penalmente rilevanti. Hanno a che fare con la quotidianità esperita dalla maggior parte di donne e persone LGBTQ in ogni sfera della propria vita, soprattutto quella lavorativa – e che individua il nesso tra sfruttamento, precarietà, ricattabilità, violenza sessuale e di genere. Una quotidianità che colpisce i corpi sessualizzati e gerarchizzati strutturalmente nel mercato del lavoro. [...] E come fare in modo che dalla denuncia, dalla presa di parola, dal riconoscimento e dalla mobilitazione si sedimentino pratiche reali, situate, in grado di rispondere...